CHRISTIAN ZUCCCONI

"Rivoluzione Kenoclastica"

dal 5 maggio al 25 giugno 2010

a cura di Alain Toubas
catalogo con testo critico di Rudy Chiappini


orari: 10-12.30 / 16.00-19.30
dal martedi al venerdi
sabato su appuntamento

 

 

 

L’artista che ha scandalizzato Milano con la sua ultima personale espone alcune delle opere censurate al Castello Sforzesco (aperto per la seconda volta in 80 anni ad un artistacontemporaneo) accanto a sculture inedite nella storica galleria milanese.La mostra si propone di approfondire la conoscenza di quella “rivoluzione conservatrice” che, adottando un linguaggio in cui l’apparenza diventa sostanza, ha creato un acceso dibattitosulla rappresentazione della violenza e della sessualità nell’arte. Con una cernita di opere rappresentative che si muovono tra soluzioni formali disturbanti e raffinate al tempo stesso,Alain Toubas, già ideatore della discussa mostra al Castello Sforzesco, ospita negli spazi della Compagnia del Disegno un artista in grado di innovare profondamente la scultura inpietra senza tradire la grande tradizione scultorea italiana.Esasperando l’invito Michelangiolesco a rimuovere la pietra superflua, Zucconi dapprima realizza un’opera completa, poi la fa a pezzi per rimuovere il marmo in eccesso all'interno della scultura. Il processo si conclude con la ricomposizione dell'opera, che presenta così solouna sottilissima pelle di pietra su cui rimangono i segni di questo laborioso (e tecnicamentevirtuosistico) iter realizzativo. Tutto ciò non è gratuito: le opere sono così leggere da poter essere sospese o assumere posizioni altrimenti impossibili: gli esempi più evidenti sono intere figure di marmo a dimensioni naturali, sorrette da semplici cavi d’acciaio, ma uno sguardo esperto avvertirà la mancanza di sostegni a sorreggere braccia tese in avanti o addirittura gambe in punta di piedi. Lungi dal cercare un improbabile paragone con un passato a cui è sinceramente devoto, Zucconi mostra come si possa innovare rispettando i classici, ma adottando un linguaggio in cui l’apparenza diventa sostanza: ecco perché le sue opere sono così vicine alla sensibilità del nostro tempo.